Da Harvard il primo insetto-robot volante

In una celebre scena del film Matrix, l’Agente Smith infilava nell’ombelico del protagonista Neo una cimice chiaramente artificiale, che però ricorda un insetto per aspetto e movenze.

Dopo l’attentato dell’ 11 Settembre si è cominciato a pensare che l’utilizzo di robot-insetto potesse essere utile in situazioni di emergenza, e varie televisioni e riviste davano come imminente un'”invasione” di scarafaggi, ragni o bruchi meccanici, che in caso di attentati, terremoti e catastrofi di ogni tipo, avrebbero aiutato la localizzazione delle vittime sotto le macerie .

Sebbene ad oggi molti prototipi di questo tipo esistano, ad Harvard qualcuno si è spinto oltre, progettando e realizzando il primo insetto meccanico volante che sia mai stato costruito. Le caratteristiche sono soprendenti: pesa solo 80 mg, ha un’apertura alare di 3 cm e le ali battono 120 volte al secondo. Il corpo è realizzato in fibra di carbonio, un materiale composito in grado di abbinare resistenza e leggerezza, e grazie all’uso di ceramiche piezoelettriche, che rispondono ad uno stimolo elettrico con una deformazione, è possibile controllare il movimento delle ali e dal momento che ogni ala è controllata in modo indipendente, il microrobot può muoversi in giro per lo spazio circostante seguendo le traiettorie imposte dall’operatore che lo controlla. Le difficoltà dell’ambizioso progetto sono state molteplici, uno dei progettisti ha infatti affermato: “Quando riuscivamo a far funzionare un componente e ci concentravamo sul successivo nascevano altri cinque problemi”. Per brevità ne citiamo uno solo, magari inaspettato poiché non legato né all’elettronica né ai materiali: quando l’insetto-robot batte le ali, l’aria intorno si muove, quindi i processori di cui è dotato devono essere in grado di aggiustare l’assetto di volo sulla base di considerazioni fluidodinamiche. E da qui in loop si va al problema dell’elettronica che deve essere abbastanza efficiente da garantire una buona governabilità del mezzo, ma le componenti elettroniche non devono pesare troppo per non compromettere l’agilità del micro robot, quindi si va al problema dei materiali che devono essere ancora più leggeri, quindi alle problematiche strutturali perché l’insetto non si deve smontare durante l’utilizzo, e così via.

L’uso di questo dispositivo può spaziare dal soccorso a persone intrappolate nelle macerie dopo attentati terroristici o calamità naturali, all’esplorazione di ambienti tossici, all’aiuto all’agricoltura, al monitoraggio degli inquinanti in atmosfera. Insetti di questo genere dal punto di vista industriale hanno un potenziale economico enorme, la ricerca quindi ci meraviglierà sempre di più.

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