L’ onda di melassa

Gli oggetti che possediamo non sono eterni, e anche i più strani si possono rompere: la frattura è un evento catastrofico dal punto di vista meccanico, e spesso (purtroppo) anche dal punto di vista umano. L’incidente di cui si parla in questo articolo però è qualcosa di bizzarro, sicuramente curioso. L’ambito è quello degli acciai: il cedimento più famoso è probabilmente quello del Titanic, nave costruita coi migliori materiali dell’epoca che però non ha resistito a un urto con un iceberg, e per quanto la siderurgia sia avanzata da allora, la principale differenza tra i transatlantici di oggi e quelli del primo ‘900 non sono gli acciai con cui sono costruiti ma i sonar montati a bordo che consentono di individuare gli ostacoli più disparati a molta distanza e quindi aggiustare le rotte per evitarli.

Un cedimento meno famoso avvenne a Boston in una giornata del gennaio 1919 “molto” calda, che causò la rottura di schianto di una cisterna di melassa di 8700 metri cubi, che riversò il contenuto nelle strade adiacenti, provocando un’onda di quattro metri circa che si mosse a più di 50 chilometri orari. I danni provocati dalla catastrofe furono ingenti, non solo quelli materiali, come un treno fatto deragliare e diverse strutture rase al suolo, ma anche quelli umani, con 21 vittime e centinaia di feriti.

Immagine

La tragedia è ricordata con una targa, situata poco lontano dall’area in cui avvenne l’incidente ribattezzato “The Boston molassacre”, che adesso è adibita ad altro uso, ma che ancora oggi odora di melassa.

Le fratture degli acciai purtroppo portano con se un numero altissimo di eventi catastrofici, tra cui vale la pena citare il crollo del ponte di Hasselt in Belgio, uno dei primi interamente saldati, gli aerei della serie “comet” che portarono a 105 morti e altri ancora che allungherebbero fin troppo l’elenco.

Per fortuna oggi ci si affida all’esperienza di ieri, ai potentissimi software di calcolo come Abaqus e alle nuove tecnologie messe in campo dall’industria metallurgica. Un ruolo non secondario è giocato dalle normative che indicano dei confini all’interno dei quali è sicuro progettare e fare sì che i ponti saldati non cedano e le fusoliere degli aerei non si fratturino.

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3 thoughts on “L’ onda di melassa

  1. […] (Scoperto via Lampadinaccesa) […]

  2. fausto ha detto:

    “…la principale differenza tra i transatlantici di oggi e quelli del primo ‘900 non sono gli acciai con cui sono costruiti ma i sonar montati a bordo…”.

    Davvero fondamentale l’impiego di radar e sonar: nella nebbia ti salvano la vita. Dal lato strutture qualche differenza esiste pure: le grandi navi saldate sono state introdotte in massa durante la seconda guerra, prima si usavano più frequentemente ribattini a caldo o loro surrogati più evoluti.

    • lampadinaccesa ha detto:

      E’ il motivo esatto per cui ho specificato che era la differenza principale. Il Titanic viaggiava ad oltre 21 nodi ed ha urtato un blocco dal peso stimato intorno alle 150 – 300 tonnellate; un impatto del genere non sarebbe un avvenimento felice neanche oggi per una nave da crociera, il caso della Costa Concordia pur con tutte le differenze ne è un tragico esempio. Dal punto di vista metallurgico d’altronde l’acciaio era senza dubbio inferiore, alti tenori di ossigeno, fosforo e zolfo che favoriscono le fratture fragili, soprattutto a temperature basse. C’è anche da dire che le navi saldate hanno avuto anch’esse i loro disastri, forse il caso più famoso è quello della Petroliera T2 Schenectady che si spezzo a metà stando ferma nel porto, e delle 5000 navi statunitensi costruite così per la seconda guerra mondiale ben 10 si divisero a metà, però c’è da dire che in quel caso per imminenti scopi bellici le saldature vennero fatte nel tempo di pochi giorni per ogni nave. Oggi le cose sono (o quanto meno dovrebbero essere) migliori.

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